Immagine di copertina della pagina delle Notizie della parrocchia  di San Michele Arcangelo in Salgareda

Foto di Gesù Cristo crocifisso

Più volte durante la Quaresima abbiamo pensato: “E se i nostri figli ci chiedono cosa sono la Quaresima, la Passione e la Pasqua, noi cosa rispondiamo?
La domanda sembra semplice, ma ci rendiamo conto che la risposta non lo è affatto, o almeno non così semplice come può sembrare. Dare una risposta didascalica, da bravo scolaretto che ha studiato la lezione non può essere sufficiente, anzi si rischia di non essere chiari e, soprattutto, di dire molto poco di quello che è realmente.
Ci siamo fatti aiutare dal crocifisso che abbiamo in casa, copia del crocifisso di San Damiano. In quel crocifisso il Crocifisso ha tutt’altro che un’espressione di sofferenza e di morte vicina, è sereno e sicuro di se: facciamo fatica a collegarlo all’esperienza dell’arresto, delle flagellazioni, della corona di spine, delle cadute sotto il peso della croce, eppure è Lui. Come collegare, allora, tutti questi aspetti e renderli comprensibili?
Non so come ci possiamo riuscire ma ci viene questa immagine: l’esperienza della sofferenza di Gesù sembra proprio uguale a quella del travaglio del parto. Una donna incinta, che per un lungo periodo ha vissuto portando con se la vita, ha ora finalmente la possibilità di realizzarla, di renderla concreta, di donarla al mondo; ma per fare questo deve passare per i dolori lancinanti del travaglio, per le urla di dolore, per la “solitudine” di quel momento in cui nessuno, neanche chi è al suo fianco, a lei più vicino, può fino in fondo comprendere e provare.
Anche Gesù prova queste sensazioni: dolori, urla, solitudine.
Ma alla fine il risultato è lo stesso: tutto passa “velocemente” perché la gioia è immensamente grande, si è generata la vita, che nel caso della partoriente è una vita nuova messa al mondo, nel caso di Gesù è la Vita Nuova donata al mondo.
Non abbiamo ancora trovato la risposta da dare ai nostri figli, ma crediamo che questa “scoperta” ci abbia aiutato ad approfondire un po’ di più il mistero del Venerdì Santo e gustare molto di più la gioia della Pasqua.